giovedì 20 dicembre 2012

A che ora è la fine del mondo...

E' Natale e come al solito io sono di corsa e indietro su tutto.
Sono indietro sul lavoro, sui regali, sugli addobbi, insomma su tutto, soprattutto perchè dalla fine di Novembre ci sono accadute una serie di sfighe cosmiche che sto cominciando seriamente a pensare che meno male che domani finisce il mondo.

1. I bimbi si sono presi di tutto, febbre, tosse, gastrointerite, e pure il marito ci ha messo del suo, cosìcchè fra vomitini, catarro e muco come se piovesse si è passati allegramente ogni week end barricati in casa, alla faccia delle passeggiate, dei regali da comprare, del Natale da respirare...

2. in sequenza si sono rotti:
a) la macchina, per cui per due settimane s'è girato in smart in tre, e lo so che non si può, è pericoloso e bla bla bla, ma la mattina arrivaci tu all'asilo e poi da mia madre a lasciare il piccolo, e poi al lavoro con i mezzi pubblici;
b) lo scarico del bidet, dove chiaramente confluiscono tutti i tubi della cucina, ivi compresa quella della lavastoviglie che mi aveva salvato la vita solo pochi mesi fa, per cui per tre giorni oltre al bagno inagibile e la cucina apocalittica, si è mangiato pizza nei cartoni e due mozzarelle nel contenitore, perchè lavare i piatti nel lavandino del bagno, no, non ce la potevo fare;
c)  il mio simpatico home banking in sinergia con il mio simpatico commercialista, finito all'ospedale con una colica renale, cosìcche ho pagato due volte l'ultima rata dell'IMU, perchè lui, irrintracciabile, non mi ha avvertito prima di aver fatto l'ordine di bonifico già da giorni.

3. il tutto condito da:
a. mia madre isterica, perchè domani fa il rogito della casa (sua) e quindi fra banca, incontri sindacali (è una dismissione di case di enti), notai, ho fatto il giocoliere per tenermi i bimbi quando lei non poteva, perchè io le baby sitter non so cosa sono e mi ostino a lasciarli solo a mia madre;
b. la mia socia isterica, perchè a lei già ogni cosa è una tragedia, figurati quando si chiude lo studio due settimane e va in astinenza da lavoro (e soprattutto deve stare in famiglia con i suoi figli.. che poi, alla fine, io compatisco più i figli che se la devono tenere due settimane a casa ...).

Ecco, insomma, se domani è la fine del mondo, quasi quasi... altrimenti ci si sente qua, se si fa in tempo, prima della fine dell'anno... perchè quando non vado in ufficio, per me il pc diventa inaccessibile, e forse, alla fine, è anche meglio così!

venerdì 7 dicembre 2012

Pensieri cupi sotto natale

Quando è morto il papá di Lui, circa sette anni fa, il giorno dell'Immacolata, ho cominciato ad avere paura della morte... è strano, io che la morte l’ho tanto celebrata nei miei scritti di ragazzina (ero molto dark), nei miei pensieri, nei miei sogni, da quel giorno mi spaventa e mi mette angoscia come il peggiore degli incubi.
La morte... mi ha sempre ballato intorno con il suo abito nero facendomi credere di essere una soluzione a tutte le mie insoddisfazioni e alle mie paturnie, e poi un giorno mi colpisce (quasi) direttamente e io non ho piú il coraggio di pensare a lei.
Da quando sono nati i figli, poi, e si è ammalata mamma, non ne parliamo... 
Nasconderlo non serve a nulla, anche se poi non posso parlarne con nessuno, mi vergogno o comunque mi sento paranoica, mi dico che se entro in quella spirale di pensieri faccio solo un tuffo triplo carpiato nella depressione, e non me lo posso proprio permettere.

Mio suocero è morto in casa, e vivendo al Sud, come nelle migliori tradizioni, a casa è rimasto fino al funerale. Era la prima volta in vita mia che vedevo un morto.
E vedere mio suocero dentro quella bara, nel centro del suo salotto, mi ha sconvolto dentro, mi ha segnato profondamente e da allora niente è stato più come prima... cammino per strada e penso sempre ora muoio di botto e tutto finisce, bum, fine delle trasmissioni... oppure se non muoio io, muore qualcun’altro, mia madre, Lui, qualche amica, i miei figli e finisce tutto comunque.
Quando cresci arriva un momento dove la gente comincia a morire, ed è normale che succeda: l’etá avanza e tu lo sai da sempre, che alla fine si muore per forza e che non puoi farci nulla, ma sembra tutto cosí assurdo lo stesso.
Comincio a pensare che questo potrebbe essere l’ultimo natale, l’ultima vacanza, l'ultima estate, l’ultimo bacio. In fondo non è cosí che succede? un giorno ti svegli, vai a lavoro pensando che tutto scorra esattamente come gli altri giorni, fra ufficio, pranzo, spesa e cena... e invece uno scemo ti taglia la strada e tu a casa non ci torni piú.
Qualche anno fa, alla festa del PhD di mio fratello di mezzo, a New York, eravamo in cucina a brindare e invece di godermi il momento, dentro io continuavo a pensare che magari quella era l’ultima volta in cui eravamo tutti insieme, io mamma e i miei fratelli... la mia famiglia... mi dicevo “goditi questo momento di allegria, assaporalo tutto nella sua specialitá, che forse l’anno prossimo qualcuno non ci sará piú e non saremo mai piú tutti e tre insieme...

Non è buffo? Io che odio tanto la famiglia mi terrorizzo al pensiero che un giorno la mia non ci sará piú... chissá se io e i miei fratelli avremo la costanza e la forza di tenerci uniti quando mamma non ci sará piu: lei in fondo è il nostro collante, l’adesivo di queste tre vite nomadi, in perenne fuga da sè stessi e dalle proprie radici. Da quando siamo nati fuggiamo con la rabbia dentro da tutto ció che ci lega, come se mettere radici ci costringesse prima o poi a guardarci dentro e vederci riflesso comunque lui.
Lui che non ci ha voluto, che ci ha rinnegato, che ci ha cacciato dalla sua vita senza un motivo, senza una scusa plausibile, solo perchè era piú semplice cosí.

Quando guardavo mio suocero morto nella bara, al centro del salotto, continuavo a pensare che quando morirá mio padre io probabilmente non lo sapró nemmeno, e se lo sapró, probabilmente non proveró nulla... no, in realtá lo guardavo e pensavo che era assurdo, allucinante, che un morto stesse nella bara al centro del suo salotto in mezzo alla gente che lo guardava in silenzio... lo trovavo barbaro.... pensavo che da un momento all’altro si sarebbe alzato e avrebbe mandato a quel paese tutti... sono morto cazzo, andate tutti al diavolo e lasciatemi in pace!
A Lui queste cose non posso dirle, lui è parte in causa e certo si sentirebbe offeso a sentir dire che quello che hanno fatto la ritengo un’usanza incivile.
Che mi guardavo attorno e mi sembrava incredibile che qualcuno non prendesse la madre di peso per trascinarla fuori da quella stanza e portasse il morto via da quella casa.
Che mi sembravano tutti matti, a stare tutti attorno alla bara e continuare a piangere, quasi a volersi fare ancora piú male a vedere qualcuno che ormai non si muove piú.
Lo so... al loro posto magari farei lo stesso, che ne sai? 
Giá che ne sai, in fondo a te non è mai morto nessuno, il bello di non aver avuto una famiglia è che la morte difficilmente ti tocca, a meno che non sei proprio sfigato.
Peró mio padre mi ha abbandonato da piccola, conta uguale?
No, credo di no.

mercoledì 21 novembre 2012

La Maestra di Chicca

La Maestra di Chicca lavora dalle 8,00 alle 13,24 dal lunedì al venerdì, perchè è l'unica classe che fa l'antimeridiana e i bambini non mangiano a scuola.
E' da sola, per carità, con 25 bambini da tenere a bada, anche se poi quando andavo all'asilo io ne eravamo almeno il doppio, e la maestra sempre una era.
Vabbè.
Comunque, ritengo che trattandosi di materna il pomeriggio non ci siano compiti da correggere e al massimo c'è qualche lavoretto da pensare. Insomma, niente di così impegnativo che non permetta di avere qualche ora per sè.
La Maestra di Chicca ha la 104, perchè i genitori sono anziani e invalidi, dicono.
Per questo almeno per tre, quattro giorni al mese non c'è e a rotazione arrivano supplenti, più o meno simpatiche, più o meno preparate. Ogni mese una diversa. E ogni mese bisogna convincere Chicca ad entrare, perchè lei, a 4 anni, si è affezionata alla sua maestra e ogni volta è una storia.
Ma la Maestra di Chicca è anche una tipa con molti problemi di salute.
E quindi oltre alla 104 ci sono i giorni di malattia, la febbre, le volte che a metà mattina se ne va perchè, dicono, sta male.
Così alla fine andiamo bene se in un mese la Maestra c'è per almeno due settimane di fila.
Roba che se lo sapevo prima col cavolo che la segnavo all'antimeridiana.
Comunque.
La Maestra di Chicca ora si opera.
Per carità, sulla salute non si può questionare, se bisogna ricoverarsi ci si ricovera, al diavolo il lavoro.
Solo che, stamattina, al capannello solito delle Mamme, scopro che il ricovero è fissato a lunedì e che la Maestra si è presa tre giorni di 104 per prepararsi le cose dell'ospedale.
Ed io, qui, finisco di solidarizzare.
Perchè la 104 non è fatta per avere i permessi per andarti a comprare la vestaglia o il pigiama per l'ospedale.
E' fatta per assistere un parente prossimo malato che non può badare a sè stesso. Punto.
Perchè anche se non fosse solo per quello, e avessi cose davvero importanti da fare, tu le puoi fare il pomeriggio, perchè esci alle 13,24, o la mattina del sabato, o ti organizzi, come fanno tutti i cristi che non hanno la 104.
Perchè quando mi sono operata io, o partorito io, anche se ho mia madre che non è giovanissima e ha avuto i suoi acciacchi, io sono mancata dal lavoro solo i giorni del ricovero, e le cose dell'ospedale l'ho comprate all'ora di pranzo, invece di andare a mangiare.
Perchè non puoi fare la paladina dei bambini solo quando c'è da cazziarti davanti a tutti se arrivi cinque minuti in ritardo alla recita perchè c'era un traffico della madonna, o se non mandi la bimba in gita facendole perdere un'occasione irripetibile.
E poi sei la stessa che ogni due per tre 'sti bambini li lascia alla prima che capita.

lunedì 19 novembre 2012

Sfoghi da ultras

Ragazzi, parliamoci chiaro: io stanotte ho dormito un ora (e non sono andata a ballare) e sono completamente raffreddata, quindi vedete di giocare decentemente stasera o a 'sto giro vengo a Trigoria e vi lascio un intera giornata mio figlio di 18 mesi, influenzato e con tre molari che stanno crescendo... roba che dopo i gradoni di zeman vi sembreranno una passeggiata!

Update: vi siete messi paura, eh?!

lunedì 12 novembre 2012

Sono giorni un po' così...

... questi, in cui penso, e rifletto e mi interrogo.
Penso che sono stanca, troppo stanca per riuscire a fare tutto, soprattutto nel week end, e allora lascio sempre dei  pezzetti di cose da fare, disseminate qua e là, che poi si accumulano per tutta la settimana fino a diventare qualcosa di troppo grande da fare tutto insieme il week end successivo. E quindi poi si ricomincia.

Penso che passo la settimana a fare la spesa per non avere mai niente da cucinare la sera e nel fine settimana: manca sempre qualcosa. Rimpiango la mia vita da non genitore, quando facevo la spesona al sabato per tutta la settimana e si campava allegramente con quello che c'era. Ora mi sembra mi correre dietro al cibo, e un giorno manca quello, un giorno l'altro, e mi perdo nei meandri del supermercato come un ebete, nonostante abbia scaricato almeno dieci apps su come fare la spesa (che chiaramente non aggiorno, nè controllo mai!)

Penso che i soldi non bastano mai, per gli stivali di Chicca, o la giacca nuova di Chicco, perchè fra i costi di studio, i Clienti che non pagano, il mutuo e le bollette, arrivo a fine mese facendo le capriole e mi chiedo se ne valga la pena poi di avere tutte le pene e le angosce che questo lavoro ti dà se poi guadagno meno di una commessa. Per non parlare del rispetto che ormai non c'è più, fra un po' mi vergognerò a dire che faccio l'avvocato.

E poi penso che devo cambiare lavoro, lo penso ormai praticamente ogni mattina, quando mi alzo e ripasso mentalmente la causa da discutere; quando corro come un pazza per la città, da casa a scuola, al tribunale, a casa di mia madre, a studio, su e giù, fra macchina e metro, e a piedi, e intanto pianifico quello che devo fare, l'atto da scrivere, la telefonata da fare; quando arrivo alla sera stravolta e cucino con una mano mentre con l'altra leggo e mando mail; quando la notte sto sveglia, o mi sveglio di botto, e mi ricordo di quella scadenza e devo andare a controllare.
Ecco, penso che mi ci vorrebbe un bel lavoro part time, prettamente manuale e comunque con zero impegno mentale, di quelli che chiudi la porta e non ci pensi più fino al giorno dopo. Ma poi penso a me chi mi si prende, a quasi 40 anni e con due bambini piccoli al seguito. A me, che ormai so fare solo questo. E mi passa la voglia di cercare.

Penso che forse è perchè ho perso una causa a cui tenevo, e che pensavo vinta, o forse perchè vorrei portare Chicca a fare mini volley, ma non posso andare a riprenderla alle 18 e devo costringerla ad annoiarsi a casa di mia madre, o perchè i giorni scorrono troppo veloci e non ho mai tempo per niente e per quello che riesco, mi sembra tutto fatto male.

Sono giorni un po' così, insomma, dove mi piacerebbe trovare il coraggio di alzarmi e cambiare la mia vita, e invece rimango seduta qui ad aspettare che mi passi.

martedì 30 ottobre 2012

La comprensione delle donne

Io e Lui siamo una grande storia d'amore.
Una storia contrastata, complicata, pazza e disperata, su cui all'inizio nessuno ci avrebbe scommesso un euro.
Eppure sono passati 11 anni, un matrimonio, due figli, e siamo ancora qua, molto innamorati e molto gelosi l'uno dell'altra.
Quando penso a Chicca e al suo futuro, più che al lavoro o alla carriera, io mi auguro sempre che almeno una volta nella vita provi quello che ho provato io per suo padre: il colpo di fulmine quando l'ho visto la prima volta, il cuore che batte e le farfalle nello stomaco, le corse pazze per trascorrere anche poche ore insieme, le fughe in due contro tutti senza avere nemmeno un posto dove dormire, ma solo la felicità di stare insieme.
Se io penso alla mia vita e mi guardo indietro, ci sono tante cose che non rifarei, ma seguire così tenacemente il mio cuore, anche quando tutti mi dicevano che era sbagliato, è fra le cose di cui sono più orgogliosa.
Soprattutto perchè vedo tutto quello che abbiamo costruito solo con la nostra forza e la nostra convizione, e capisco quanto invece avevamo e abbiamo ragione.

Questo per dire che non c'è nessuno nella mia vita che ho amato e amo quanto Lui, anche quando mi fa incazzare, anche quando mi butta lì quelle frasi che mi feriscono e a cui non so nemmeno controbattere per quanto mi lasciano stupita.
L'altra sera tornando da una di quelle poche serate da soli, ne ha lanciata una delle sue, tipiche dello Scorpione che è, che morde veloce e poi si rifugia nella sua tana, negando anche l'evidenza.
Ha detto che si sente solo, qualche volta, che io sto sempre dietro i bambini e che non abbiamo più tempo per noi, per rilassarci un po', e spezzare con il lavoro.
E io ci sono rimasta male.
Perchè io lavoro come una pazza durante la settimana, lavoro fuori e lavoro a casa e mi faccio in quattro per soddisfare le esigenze di tutti.
E spesso le esigenze di tutti non coincidono con le mie, e allora mi trascuro e lascio andare pensando che magari posso farlo domani (il parrucchiere, la palestra, lo shopping, a volte perfino la doccia!).
E non mi aspetto che qualcuno mi dica grazie, lo faccio volentieri, ma almeno pretendo che non mi si faccia sentire in colpa pure per questo!

E invece alle volte mi sembra di averne tre di figli, di cui uno è quello tardo/adolescente, che mette il broncio se non lo ascolto adorante quando parla, o se non lo ringrazio continuamente se ha steso i panni o svuotato la lavastoviglie.
E penso che ho un compito molto difficile: insegnare al maschio più piccolo la comprensione delle donne.


lunedì 29 ottobre 2012

... e invece poi...

E' andata benissimo!
Non ha piovuto, anzi il cielo si è allargato, e nonostante il vento un po' freddo, sono venuti quasi tutti e hanno giocato in terrazza come sfrenati fino alla sera!
E soprattutto per la prima volta in vita mia ho fatto la zucca di Halloween e sono soddisfattissima di come è venuta!

Lui: "sei sempre la solita esagerata, io l'avevo detto due settimane fa che avrebbe fatto bel tempo! "

Dopo 11 anni, ancora ancora gli invidio questa capacità di non appanicarsi su qualsiasi cosa.


giovedì 25 ottobre 2012

... poi uno dice la sfiga

Il compleanno di Chicca era il 15 ottobre.
Ogni anno organizzo la sua festa con anticipo, perchè ci tengo molto a farla, visto che io da piccola non ho mai potuto organizzarle per via di un sacco di cose.
Di solito dice bene, le ottombrate romane sono splendide e riesco a sfruttare bene il terrazzo di casa, consentendo quindi di invitare un bel numero di persone e far divertire i bambini con poco.
Ad inizio ottobre comincio a spargere la voce in attesa di preparare i bigliettini di invito.
Il compleanno è il 15, primo giorno utile il 20, sabato.
Ma è sulla porta della scuola, mentre aspettiamo di prendere i bimbi, che arriva la prima, ferale notizia:
Io: "il 20 faccio la festa a Francesca, poi vi porto gli inviti"
Lei, mamma di M., che conosco appena e non ho mai avuto rapporti ulteriori al ciao/arrivederci: "Anche M. fa il compleanno il 20, faccio la festa anch'io"
Silenzio
Poi Lei, a bocca stretta: "... se vuoi, la possiamo fare insieme".
Io: "...ehm, vabbè, non ti preoccupare, poi i bimbi ci rimangono male, la sposto io al 27".

Il 20 ottobre, un sole che spacca le pietre e 30 gradi manco fossimo in agosto io, Chicca e Chicco andiamo alla festa di M., chiusi in casa in pochi metri quadri, a sudare in mezzo a 20 bambini urlanti e scalmanati.


Il 27 ottobre, dopo giorni di sole e caldo che nemmeno in primavera, il meteo dà pioggia... ma mica una pioggerella così, fugace e autunnale, magari...
Arriva Cassandra... che già lì uno si deprime. Però poi penso, vabbè, Cassandra, che vuoi che sia, poi finisce come Cleopatra, che ha fatto due gocce solo la notte.
Ma oggi apro il meteo e  leggo la seconda, ferale notizia: da venerdì fino a domenica non arriva Cassandra, arriva il Ciclone Cassandra.
Ecco, non verrà nessuno, e io sto svuotando zucche e preparando cappelli da strega per niente.
Vojo morì!

martedì 16 ottobre 2012

Masochismi

Non so perchè, ma ogni tanto vado a vedere il profilo su FB della mia sorellastra più piccola.
Io non le conosco, e non le voglio nemmeno conoscere.
Hanno provato a chiedermi l'amicizia, magari sono anche simpatiche e so benissimo che non c'entrano niente con la mia storia.
Ma io non le voglio conoscere lo stesso.
Non voglio sapere quanto sia stata bella e piena quell'infanzia che io non ho avuto, quell'adolescenza che mi è stata negata, quella maturità che non mi è stata permessa.
E soprattutto, non penso di poter avere un rapporto sereno e tranquillo con persone dei cui genitori io penso tutte le cose peggiori possibili.
Eppure il masochismo che è in me mi spinge ad andare a vedere, a curiosare, a scoprire se almeno sono un po' brutte o grasse o un po' infelici.
Sono una persona orribile, lo so.

Oggi per caso sono andata a vedere, e c'era la foto di mio padre... non lo vedo da più di vent'anni, sebbene viviamo nelle stessa città, e rivederlo mi fa un effetto strano.
Perchè assomiglia a mio fratello più grande in modo impressionante, e non me ne ero mai accorta.
Perchè, come l'ultima volta che l'ho visto, mi fa l'effetto di vedere una persona che frequentavo tanto tempo fa e di cui avevo perso memoria.
Perchè quella foto è del settembre del 1993, e io a settembre del 1993 stavo di merda, e lui si faceva fotografare sorridente con la sua nuova figlia piccoletta.
E lo odio, ecco.

lunedì 15 ottobre 2012

4 anni

Era la notte fra il 2 e il 3 marzo 2008.
Ero incinta di poche settimane, e lo avevo scoperto da ancora meno.
Da giorni non mi veniva il ciclo e tutti a dirmi che era normale per chi si era appena sottoposta ad un operazione di asportazione di una cisti endometriosica.
Ma a me tanto normale non sembrava, perchè nonostante tutto avevo la coscienza sporca e nemmeno quel test di gravidanza fatto prima dell'operazione mi aveva davvero convinta.
Quando ho visto il test di gravidanza ero terrorizzata e felice allo stesso momento.
Ero felice perchè un bambino lo volevo tanto.
Ero terrorizzata perchè mi avevano operato, mentre già aspettavo da una settimana.
Ero terrorizzata  perchè io e Lui siamo una coppia a rischio e c'erano strutture da allertare subito, step da seguire, esami da fare, e, in caso positivo, decisioni pesanti da prendere.

Era la notte fra il 2 e il 3 marzo 2008 dicevo.
Dormivo male ormai dalla fine di gennaio, mi svegliavo alle due e non c'era verso di ripendere sonno.
Mi si addormentavano le mani e in qualsiasi posizione mi mettessi, non trovavo pace.
All'inizio non avevo capito cos'era, e ora che lo sapevo, alla normale insonnia si aggiungevano i pensieri. E i brutti sogni.
Qualche sera prima ne avevo fatto uno che mi aveva scosso, ed ero molto agitata. Anche perchè mancava ancora un mese all'esame decisivo, e un mese era lungo, soprattutto tentando di far finta di nulla, perchè nessuno, a parte io e Lui, sapeva nulla.
Avevamo deciso insieme così, perchè poi, nell'ipotesi peggiore, sarebbe stato più facile. O almeno così speravamo.

Ma quella notte fra il 2 e il 3 marzo 2008 invece ho dormito. Tanto, e da subito. Un sonno pesante e ristoratore, di cui avevo tanto bisogno. E mentre dormivo, ho sognato.
Ho sognato che ero con mia madre, in una grande chiesa che assomigliava alla chiesa del quartiere di mia madre, quella dove avevamo fatto il corso prematrimoniale e dove abbiamo conosciuto il sacerdote che poi ci ha sposato, e ha battezzato i Chicchi.
E ho sognato che stavo assistendo ad una messa di Padre Pio.
Premetto che all'epoca non solo non ne ero una particolare fedele, ma ne avevo addirittura paura. Lo vedevo sempre in quelle foto con lo sguardo torvo, senza mai un sorriso, e mi aveva sempre fatto molta impressione.
Nonostante sia fedele, su di lui mi ero sempre mantenuta sul chi va là.
Quindi nel sogno la mia unica preoccupazione era andarmene via il più presto possibile, anche perchè c'era tanta gente intorno, una calca pazzesca, che mi dava ulteriormente fastidio.
Ma mia madre mi teneva forte per il braccio e mi impediva di uscire.
Ad un certo punto dal corridoio laterale la calca di gente di apre e me lo ritrovo davanti, mentre mia madre mi spinge verso di lui urlando "vai a confessarti" come faceva di solito a quei tempi.
Lo guardo e vedo che era vestito come uno straccione, con una saio rovinato, lacero, pieno di buchi e soprattutto sporco, quasi nero.
Ma il viso e le mani, no, erano belle, luminose, e lui rideva e mi guardava con un espressione di serenità. Mi guarda negli occhi e mi dice, riferendosi alla frase di mia madre: "non c'è bisogno, tranquilla, andrà tutto bene".
Si gira e se ne va dentro una porticina.
E io rimango ferma, immobile, pensando: "Vedi, hai sempre avuto paura di Padre Pio, invece ha un viso bellissimo e sorridente".

Il 3 marzo 2008, alle 7 mi sveglio, e vado in cucina, a preparare il caffè. All'epoca siamo solo io e Lui, quindi la tv è ancora sintonizzata sul canale del telegiornale.
"Stanotte, a sorpresa, è stata riesumata la salma di Padre Pio: le mani e il volto sono perfettamente conservate".

Sette mesi dopo è nata Chicca.
Buon compleanno, mio piccolo miracolo!

giovedì 4 ottobre 2012

un anno fa

La prima volta che mi sono imbattuta in lei cercavo disperatamente notizie sulla chemio in rete... mia madre aveva fatto la sua prima infusione qualche giorno prima e io mi documentavo a manetta su internet alla ricerca di qualsiasi cosa fosse utile per aiutarla: descrizione minuziosa degli effetti collaterali, consigli, dritte, anche solo una parola di conforto.
Perché se è vero che la chemio l'ha fatta mia madre, io l'ho fatta insieme a lei, per ogni istante di quei lunghissimi nove mesi.
La notte della prima infusione non ho chiuso occhio, per dire, mi sentivo addosso ogni sintomo di mia madre. Anche se a lei non l'ho mai detto.
E per caso mi sono imbattuta in lei.
Una scrittura divertente, ironica, che sdrammatizzava tutto, anche le cose più brutte, quelle che sapevo essere così, perchè le vedevo in mia madre e capivo che, in un soggetto così giovane, dovevano essere davvero devastanti.
Ma da quelle pagine traspariva voglia di vivere, di farcela, di esserci, nonostante tutto.
L'ho seguita così, silenziosamente, per un anno intero.
Ho pregato per lei, sono stata in ansia per lei, ho perfino pianto con lei.
Ma ho anche riso molto, e pensato che a volte la vita è strana, ti fa capire tante cose dalla gente più disparata, anche quella che non conoscerai mai, e che non avresti mai conosciuto, se non ci fosse stata la rete.
Gli ultimi giorni che la leggevo, ho capito dentro di me che non ce l'avrebbe fatta, eppure non ci ho voluto credere fino alla fine.
E fino alla fine non le ho scritto mai, per pudore, per timidezza, o perchè forse dentro di me speravo che ci sarebbe sempre stato tempo per farlo, quando le cose fossero migliorate.
Ed è la cosa che mi dispiace di più.
Perchè pensiamo sempre che ci sia tempo, tanto tempo, per fare le cose, e invece dovremmo imparare a non perderlo, questo tempo, che fugge via veloce e non torna più indietro.
Perchè da quando non c'è più, la penso tanto, come penso a sua madre e a suo marito. E mi ritrovo a pregare per loro, senza saperlo, e a sperare che a tutto ci sia un significato, una motivazione, per trovare un po' di conforto.
Tutto questo per dire che è un anno che Anna staccato Lisa non c'è più, e dopo un anno, io la penso ancora, e credo che questa sia una cosa bella.
Ciao Anna staccato Lisa.


venerdì 28 settembre 2012

Le idee chiare

Chicco, 16 mesi, ha iniziato il nido martedì.
Farebbe circa 4 ore, dalle 9,00 alle 12,30, giusto per dare un po' di respiro a mia madre, che poi li ha entrambi da pranzo fino a sera.
Le maestre sono brave, benché il nido (comunale) lasci un po' a desiderare.
Lì può giocare, fare esperienza nuove e, soprattutto, cose che a casa non farebbe mai (pasticciare con i colori, la farina, o anche semplicemente provare a mangiare da solo).
Almeno così me la sono raccontata fino a oggi.
Dopo tre giorni abbastanza tranquilli, oggi un'ora mezza di nido = un'ora e mezza di pianto... quando me l'hanno portato si è aggrappato a me come una cozza allo scoglio e non c'era verso per scollarlo. Nemmeno sul passeggino voleva andare, per dire.
Ecco, convincetemi che è la scelta giusta, perchè sto cambiando idea...

lunedì 24 settembre 2012

Amicizie

Mi sono persa tanti amici per la strada in questi anni.
Un po' perchè erano legati alla mia vecchia storia e hanno scelto, a torto o a ragione, di rimanere più amici del mio ex che miei (benché fossero stati prima miei e poi suoi).
Un po' perchè la vita è così: c'è un periodo in cui la strada la percorri insieme, poi improvvisamente le strade si separano e incontri altri compagni di viaggio, e dopo un po' ci si perde di vista.
Ma io sono una nostalgica, e ogni tanto mi volto indietro e scopro che mi mancano un sacco di persone, e allora mi metto a scrivere, a rintracciare, a cercare su Facebook,  a pianificare incontri.
Ma a tanto sforzo da parte mia non equivale un altrettanto risultato... qualche mail striminzita, una telefonata tiepida, un "sì, ma certo, poi organizziamo..", ma senza troppa convizione.
La dura realtà è che a me non mi cerca mai nessuno (e scusate il rafforzativo, ma ci sta tutto)!
E siccome quando succedono le cose mi faccio sempre delle domande e poi mi rispondo da sola, allora mi interrogo sul mio essere amica, e penso che forse non sono gli altri, ma sono proprio io che in realtà non funziono.
E non funziono perchè nei rapporti con gli altri io do' sempre tanto, forse anche troppo, ma poi mi aspetto dagli altri lo stesso e se non succede, ci rimango male.
Perchè io non so chiedere, e mi limito ad aspettare un certo comportamento, e rimanerci di sale, quando questo, giustamente o ingiustamente, non arriva.
Quando avevo 15 anni avevo due amici speciali, che erano il mio mondo, nati casualmente entrambi il giorno di Capodanno.
Uno era R., bel ragazzo tenebroso dal nome straniero, a cui ho voluto un bene matto e disperato. Voi direte che sotto sotto ne ero innamorata, e forse era così, non lo saprei dire nemmeno oggi. A 15 anni certi confini si mescolano, ed è sempre tutto così assoluto, e perentorio.
Volevo così bene a R. che gli raccontavo tutto di me, ed era contenta quando lui stava bene, ed ero triste quando lui era triste. E la batosta che mi arrivò quando, giunti all'Università, lui sparì improvvisamente dalla mia vita fu tale che ancora oggi, quando ci penso, mi fa male.
Un giorno di qualche anno dopo mi scrisse una lettera, con la sua bella grafia svolazzante, per chiedermi scusa, e dirmi che era sparito così non per colpa mia, ma per colpa sua, perchè io ero troppo e quell'amicizia, così carica di cose e aspettative, lui non riusciva più a gestirla.
Un po' come dire "ti lascio perchè mi ami troppo e non son degno di te".
L'altra amica speciale era C., la mia compagna di banco del liceo, la mia confidente e la mia complice.
Eravamo molto diverse, eppure siamo state insieme per 5 anni, senza mai una litigata o una incomprensione.
Alla fine dell'ultimo anno di liceo, dopo la maturità, la mamma di C. si ammalò e morì nel giro di pochi mesi, senza che io ne sia mai venuta a conoscenza diretta.
Un giorno di inizio estate andai a casa di C. per portarle una cosa che le serviva per le vacanze e non mi rispose al citofono, poi nemmeno al telefono, e da allora non l'ho mai più rivista.
Della mamma lo venni a sapere mesi dopo, tramite amici del liceo, che invece l'avevano vista e con cui aveva parlato. E mi riferirono che con me, no, non avrebbe voluto parlare.
Quando nacque Chicca mi cercò lei, via Facebook, dicendomi che in questi anni mi aveva pensato, e che le era dispiaciuto per come ci eravamo lasciate. Ero contenta e speravo che forse quel rapporto, e quella ferita, si potessero ricucire.
Ci siamo scambiate qualche mail e foto dei rispettivi figli.
Poi, sparita di nuovo.
Per molti anni, pensando a loro, mi sono venute in mente le parole di Simone de Beauvoir, all'epoca la mia scrittrice preferita: “Insieme avevamo lottato contro il destino fangoso che ci minacciava e per molto tempo ho pensato che avevo pagato la mia libertà con la sua morte”.

giovedì 13 settembre 2012

Mammitudini

Leggo in giro molti posti sui primi giorni di scuola, sugli inserimenti, sull'utilità o inutilità degli stessi, sul lavoro e maternità, su "chepallestifiglichetoccainseriremanonlipossosmollaresubito?" o su "oddiononlivogliolasciarecomepossofare!"
Tutti mi lasciano perplessa per l'estrema generalizzazione delle posizioni.
Ci sono le mamme che 'sti figli li sbatterebbero a scuola già a sei mesi fino alle 20 di sera perchè "così sono indipendenti e io c'ho da lavorà" e ti giudicano una rompiballe crescibamboccioni se invece decidi di perdere qualche giorno per inserirli, e quelle che ti giudicano una delinquente se manifesti anche una piccola insofferenza perchè perdi ore di lavoro e il capo ti fa le parti per la settimana persa.
Mamme e lavoro. Mamme e carriera.
Non facciamo altro che dire che non è giusto, che agli uomini non capita, che ci dovrebbe essere parità, che a Londra è meglio, che in Germania sono più fighi, che in Francia quando mai, e bla bla bla.
Io sono l'ultima figlia, femmina, nata dopo due maschi, e sono cresciuta solo con mia madre, di origini siciliane e con il mito del figlio maschio.
Ora mia madre, anche sotto tortura, vi dirà che per lei i figli sono tutti uguali e che li ha educati allo stesso modo, e io sono certa che lei dice la verità, e che ne è davvero convinta. Ma poi nella realtà dei fatti le cose sono state diverse e se i miei fratelli ora sono sempre all'estero a fare lavori fichissimi e io sono qui vicino a mia madre a fare un lavoro che mai avrei pensato di fare, ci sarà un motivo.
Ma tant'é.
Sono cresciuta, quindi, con il mito del femminismo, radicato in me probabilmente come rivolta contro mia madre che fin da piccola mi ripeteva che le donne si devono sposare, possibilmente con uno "buono", e fare figli presto, e stare a casa a crescerli.
E io invece a dire che no, decido io il mio destino, prima il lavoro e la carriera, io mi devo realizzare prima come persona, nobody's wife, figli manco morta, le donne sono come gli uomini, i figli non devono essere un ostacolo, posso fare il Presidente degli Stati Uniti e fare la mamma e la moglie, con i figli devono starci anche i padri mentre la madre va in giro per il mondo a farsi gli affari suoi.
Se mi risento oggi, mi sembro una candidata di Miss Italia che snocciola i suoi buoni propositi davanti a Frizzi.
E mia madre mi guardava con gli occhi di fuori, ripetendo come un mantra: "Vedrai, quando avrai i figli, capirai".
Poi i figli li ho fatti davvero, e per far vedere a tutti quanto ero figa e quanto ero brava, ho lavorato col pancione fino alla sera prima di partorire: guidavo, sono andata perfino in motorino, andavo alle udienze, facevo riunioni, pianificavo come non ci fosse un domani.
Eppoi dopo nemmeno un mese dalla nascita (per entrambi), via di nuovo a lavoro.
Mi è pesato? Sì, tanto.
Ne è valsa la pena? No
Perchè io non sono un uomo e per la prima volta nella mia vita ho scoperto che non voglio esserlo.
Ho scoperto che il lavoro, la carriera, nemmeno i soldi, valevano tutto lo sbattimento, la stanchezza, lo stress, ma soprattutto la perdita dei momenti più belli della gravidanza prima, e dei primi mesi dopo.
Ho scoperto che fanno bene quelle che si prendono anche un anno, se la legge glielo consente, e che sono stata fessa io, che potevo lavorare da casa, a dare tutta quella disponibilità, perchè nel mio settore fanno tutte così.
Ho scoperto con sorpresa di essere innamorata dei miei figli, di stare bene con loro, anche se mi fanno impazzire, e che mi mancano, e spesso mi soprendo ad essere gelosa di mia madre, che se li gode durante la giornata e mi racconta i loro piccoli progressi.
Io non ho la ricetta universale, ognuna vive la maternità come crede.
Io lavoro con una che è completamente anaffettiva e workaholic: ha fatto due figli solo perchè li facevano tutte le sue amiche e li ha tirati su con tate e baby sitter (lei se le può permettere) e passa la giornata al telefono ad organizzare la loro vite senza esserne mai parte attiva, pur di stare in Studio anche 20 ore al giorno.
Quindi so che ci sono donne a cui va bene così, a cui i figli pesano, o comunque vengono dopo un sacco di altre cose.
Ma io ho capito, dopo anni, di non essere cosi e di voler accompagnare i miei figli nelle loro prime esperienze, senza traumi e possibilmente senza carichi di stress, miei e loro.
Sbaglio? I miei figli saranno bamboccioni a vita? Sto tradendo il femminismo e condanno le donne nuovamente al confino della casalinghitudine? Non lo so.
Spero solo che almeno da grandi non si ricordino come me con tristezza del primo giorno di asilo, quando la bidella mi strappò dalle mani di mia madre mentre piangevo, urlandole di andarsene, e sbattendomi nel banco da sola aspettando che smettessi.

lunedì 10 settembre 2012

ma chi l'ha detto che le verdure fanno bene?!

Il marito fa la paleodieta e dopo anni in cui schifava le verdure e si mangiava a malapena l'insalata, ora si scofana chili e chili di verdure cotte e crude.
... e così quando ieri sera, dopo aver fatto bagni e asciugato capelli, cucinato e fatto mangiare pappe, messo a letto i bimbi e letto favole, la moglie si è ritrovata alle 10 di sera a grigliare le zucchine, ha pensato che quasi quasi era meglio solo l'insalata!

mercoledì 5 settembre 2012

mi mancano...

Siamo tornati domenica mattina, dopo un mese intero fuori, prima al mare e poi in montagna.
E' stato un mese faticoso, certo, ma è stato bello e intenso, pieno di sonnellini, di giochi e passeggiate, di risate e balli di gruppo.
Ora sono al lavoro e invece di concentrarmi sulle mille cose che ci sarebbero da fare, continuo a guardare le foto delle vacanze e a dirmi che mi mancano da morire le mie due pesti.
Anche se mi stancano, e mi fanno arrabbiare e non mi danno un solo minuto di tregua, mi mancano lo stesso e odio questo lavoro che mi tiene lontano da loro e mi fa perdere un mondo di momenti bellissimi.
E lo posso dire solo qua che mi mancano, perchè se lo dici in giro ti guardano tutti come una matta, una di quelle mamme strappacuore italiane un po' pesanti, che non vanno più di moda.
Perchè qua è tutto un dire "meno male che sono tornata al lavoro così mi riposo", "oddio la vacanza è stata una tortura, non vedevo l'ora che finiva", "non vedo l'ora che inizia la scuola chè non li sopporto più in casa", e io sorrido facendo finta di annuire, mentre me farei altri tre di mesi cuore a cuore con i miei, a spupazzarmeli dalla mattina alla sera, dentro l'acqua del mare, o in piscina, o anche solo rotolando sopra un prato.
Perchè il tempo corre via e fra un po' così cuore a cuore con me non ci vorranno più stare (in vacanza, poi, non ne parliamo).
Perchè ho passato tre quarti della mia vita a farmi convincere che il lavoro viene prima di tutto, la carriera, la soddisfazione personale, l'autonomia professionale, per poi scoprire a quasi 40 anni che la cosa più bella della giornata è tornare la sera e preparare da mangiare alla mia famiglia.
Perchè a volte penso che tutta questa emancipazione di cui ci riempiamo (o ci riempiono) la bocca e la testa sia servita solo a farci fare il doppio del lavoro, togliendoci nel contempo le cose belle della vita.

martedì 31 luglio 2012

Ce l'ho (quasi) fatta


Mi hanno premiato come blog versatile (credo) e come già ho scritto, ringrazio chi mi ha citato (ma la notte no e mammapiki), perchè quando ho aperto il blog pensavo di viaggiare in solitaria e invece mi ritrovo qualcuno che mi segue e questa cosa mi fa molto piacere.
Se poi sono versatile, boh, diciamo che questo blog non nasce con un tema preciso, tipo solo la mammitudine, o il ruolo della donna, o il racconto della mia vita un po' incasinata, ma tutte le tre cose insieme o anche altro: avevo l'esigenza di scrivere qualcosa di più delle tre parole che entrano in Facebook o in Twitter sulle cose che mi succedono, o che mi fanno riflettere, e volevo farlo a una sorta di platea sconosciuta, che poteva anche non esserci affatto.
Come quando da ragazzina mi ritrovavo a scrivere pagine e pagine di diario per ritrovare il filo dei miei pensieri e non rischiare di finirci impigliata dentro, e sotto sotto speravo che qualcuno lo leggesse trovandolo interessante.
E comunque un po' versatile lo sono, come tutte le mamme, che sono in contemporanea anche figlie, mogli, lavoratrici, amiche, complici e casalinghe, perchè, come tutte le donne in generale, sanno essere molte cose, pur essendo una sola.

Quindi ricapitolando:

a) i ringraziamenti li ho fatti

b) L'immagine, mi chiedete troppo!

c) Le sette cose di me che non sapete, mmm mumble mumble:
1. mi mangio le pellicine delle mani, mai riuscita a smettere, se non per pochi mesi;
2. odio le melanzane e i peperoni (e la prima volta a pranzo da mia suocera ho dovuto mandar giù la parmigiana di melanzane col sorriso sulle labbra);
3.  sono multitasking, nel senso che riesco a fare svariate cose contemporaneamente anche senza accorgermene;
4. sono molto appassionata di calcio e sport in generale;
5. mi piace leggere anche se da quando sono mamma non ho più tempo di farlo;
6. piango sempre quando vedo o  leggo qualcosa di anche solo vagamente commovente (cosa che dopo la gravidanza è notevolmente peggiorata);
7. sono una buona ascoltatrice.

d) 15 blog che voglio a mia volta premiare.
Questo no, non ce la posso fare, perchè non conosco davvero 15 blog, ne leggo pochi, molti dei quali abbastanza famosi, gli altri hanno già ricevuto premi, e non saprei davvero chi citare.
Spero che non si offenda nessuno, ma notoriamente io sono la "morte delle catene", di qualunque genere esse siano: infatti gli amici non mi mandano più niente, perchè tutto quello che passa da me, da me ci rimane, secula seculorum!
Facciamo che virtualmente premio tutti quelli a cui ogni tanto lascio un messaggio?

lunedì 30 luglio 2012

Help me!

Qua mi citano e mi premiano, ma io pur seguendo i blog da un po', sono tonta e non capisco.
Quindi ringrazio di cuore Lucia di Ma la notte no e Mammapiki, e chiedo però lumi su cosa debba fare per restituire questi premi, altrimenti passo per ingrata!

Aggiornamento
Grazie a Mammapiki ora so che devo fare (ed è già tanto), vediamo se riesco a farlo, visto che siamo nello sprint finale prima delle vacanze dove si solito il caos (a lavoro e a casa) regna sovrano e dove l'imprevisto la fa da padrone.
..ma se riesco solo a settembre, non voletemene!


mercoledì 18 luglio 2012

Due anni

Sono passati già due anni dall'intervento.
Ancora mi ricordo quell'estate del 2010: Chicca aveva appena un anno, e Chicco ancora non c'era, e io facevo spola fra l'ospedale, il lavoro, e casa, con mia suocera che di corsa era scappata dalla Puglia a darmi una mano.
Sono passati due anni da quella mattina orrenda del responso del referto istologico, quando stavo per partire con le valigie già pronte e siamo dovuti scappare all'ospedale a parlare con l'oncologo, perchè il tumore col cavolo che era "in situ", ma infiltrante e aggressivo, e bisognava fare la chemio.
E dopo la chemio, la radio.
E dopo la radio, l'herceptin.
Che finirà, il 10 agosto, dopo 18, interminabili cicli.
Mia madre si meritava tutto, nella sua vita, meno che un tumore.
Una donna che ha vissuto una vita comunque dolorosa e non certo facile come la sua, avrebbe avuto diritto ad una vecchiaia più serena, a godersi i nipoti e la vita, anche se poi, con il carattere che ha, forse non ci sarebbe comunque riuscita.
Eppure ha affrontato tutto senza mai lamentarsi, senza mai pesare su nessuno, forse mettendo su un atteggiamento più insopportabile del solito, ma che comunque, credo, sia comune a tutti i malati di questa malattia di merda, che ti toglie la vita già quando sei ancora vivo.

Sono già passati due anni, e ne devono passare altri tre, prima di poter tirare un primo sospiro di sollievo, e non so perchè, improvvisamente, mi sembrano tanti, troppi.

Forse perchè, finchè fai la terapia, senti che è protetta e al sicuro, mentre da settembre in poi saremmo in balia dei soli controlli.
Forse perchè vedi intorno a te quelli che non ce la fanno andar via, e ti assale la paura.
Forse perchè quando i genitori si ammalano, improvvisamente ti rendi conto che non sono più quegli esseri invincibili ed eterni che ingenuamente hai sempre pensato, e capisci, quando guariscono, che in realtà si è solo avanzata un po' più in là la linea del traguardo.
Un traguardo che prima o poi, ognuno di noi, deve attraversare. Anche loro.
E non è facile accettarlo.


giovedì 21 giugno 2012

Colloqui

Fa troppo caldo e io sono raffreddatissima, due elementi per impedire al mio cervello di fare alcunchè.
Dopo la "mani piedi e bocca" di Chicca, che è ancora in fase di remissione (pare ci vogliano quanto meno 10 giorni), ora siamo tutti con una brutta tosse, ma in realtà quella conciata peggio sono io, che ho un mal di gola tremendo e non riesco nemmeno a inghiottire.
Ma siccome io ho questo brutto senso del dovere per cui anche se stai morendo ti devi fare vedere al lavoro sennò pensano che te ne vai al mare, anche oggi sono qua a far finta di combinare qualcosa, perchè il mio cervello si rifiuta e vorrebbe solo dormire.
Ecco, parliamone di questo brutto senso del dovere che mi ritrovo, che mi tarla il cervello già dal mattino
LUI: "ehhh, ma non hai la febbre, mica te ne puoi stare a casa, a letto poi, ma sei matta!!"
IO: "vabbè, ma sto male, mi sento la testa un pallone, non riesco a parlare e ho muco ovunque, non so nemmeno se riesco a guidare"
LUI: "sei sempre la solita lamentona, è che ti piace piangerti addosso, ma in realtà stai benissimo, vedi, stai preparando la colazione"
IO: "ma che c'entra, qua non si alza nessuno, se non preparo io non si mangia e ho fame, ma poi vado a letto, non mi reggo in piedi, dai, stavolta non ce la faccio, davvero"
LUI: "e che fai, telefoni alla spilungona (la mia socia) per dirle che stai male e non vai? O le mandi una mail perchè non hai il coraggio?"
IO: "ma che ne so, telefono e dico che sto male, cavolo, non sto male mai, per una volta"
LUI: "tanto lo sai che non ti crederà e farà quella voce finta "ma dai non preoccuparti" quando invece pensa "eh, io il giorno dopo il parto già stavo al lavoro..."
IO: "che palle che sei"
LUI: "eppoi, domani già devi portare Chicco a fare il vaccino, con rischio che poi il pomeriggio devi scappare via perchè ha la febbre, e la prossima settimana? Tua madre ha la terapia il 28 e poi c'è il ponte, va a finire che lavori due giorni"
IO: "e vabbè, pure se fosse, ho lavorato a Pasqua e Pasquetta io, mi potrò permettere il lusso di starmene a letto perchè sto male"
LUI: "tu che stai a letto, ahahaah! poi ti metti a pulire, a cucinare, a sistemare, e quindi vedi che stai bene, e potresti andare a lavorare?"
IO: "..."
LUI: "già la sento, guarda, che ti chiama ottocento volte per ogni stupidaggine e alla fine devi comunque andare perchè si è inceppato qualcosa a studio e lei smadonna, e tutti sbuffano ..."
IO: "vabbè, ho capito, vado..."



venerdì 15 giugno 2012

mercoledì 13 giugno 2012

Riflessioni

Ieri è venuta una cliente a Studio di cui stiamo seguendo un divorzio difficile (lui è in carcere).
E' venuta con la figlioletta più grande, sette anni, che si è seduta al tavolo delle riunioni con noi.
A ogni mio tentativo di far allontanare la piccola quando si parlava di cose spiacevoli (tipo minacce del padre, et simila), la madre mi bloccava dicendo che "tanto sapeva tutto".
Ecco, a me ha dato fastidio.
Sarà pure giusto che i figli siano informati di tutto e che non si debbano mai dire le bugie, ma ha sette anni, e i suoi problemi dovrebbero essere i compiti a scuola, o una lite con i compagnetti di scuola, non il brutto divorzio dei genitori.
E' giusto che sappia che il padre è in carcere e che sbaglia nel minacciare la madre... ma quando vieni dall'Avvocato falla stare in segreteria a vedere i cartoni sul pc, che avrà tutta la vita poi per leggersi le carte del processo e farsi una idea, quando sarà più grande.

martedì 12 giugno 2012

I Chicchi sono malati a turno, nel senso che prima si ammala Chicca, poi sembra guarita, stiamo per uscire di casa e a Chicco si alza un febbrone da cavallo; dopo due giorni Chicco sembra guarito e Chicca si abbiocca sul divano con 39 di febbre.
Tutto ciò chiaramente a ridosso del week end.
Insomma una giostra che si è tradotta in una settimana chiusi a casa, con mia madre che viene la mattina e va via la sera (di solito loro rimangono a casa di mia madre tutto il giorno e li riprendo la sera) smadonnando tutto il tempo su come tengo la casa e cambiandomi puntualmente il posto ad ogni cosa.
L'unica cosa positiva è che mentre i Chicchi dormono, lei mi lava e mi stira a manetta ogni cosa le capiti a tiro, con il risultato che ho la cesta dei panni completamente vuota (praticamente un miracolo) e ieri sera mi sono potuta godere la puntata di Grey's Anatomy spalmata sul divano! (il lunedì è solitamente la mia serata stiro)
Per ora sono sfebbrati tutti e due, ma sono in corso scommesse su chi si riammalerà prima di sera, o, comunque, prima del prossimo week end, che, come ti sbagli, annunciano essere caratterizzato da un caldo quasi estivo (ma perchè adesso fa freddo?).
Comunque averli a casa ha i suoi lati positivi: primo li posso vedere con la webcam.
Si, abbiamo una webcam a casa! E' una perversione di mio marito, nel senso che lui è convinto che mezza Roma abbia intenzione di rubare in casa nostra (poi cosa non si sa, al massimo due computer e un televisore) e quindi, invece di installare un allarme, ha piazzato due web cam, una in salotto e una nella camera dei bambini, per presidiare la casa quando non ci siamo.
Io come al solito ero scettica, ma poi la webcam in camera dei Chicchi la uso quando dormono, se sono i terrazzo e non li sento, quindi alla fine la trovo molto comoda.
L'altra cosa positiva è che esco di casa e torno a casa prima, perchè non devo perdere tempo a portarli e/o prelevarli a casa di mia madre e portarli su, chè alla fine facciamo sempre le 20.00, e li trovo già pigiamati e pronti per la pappa... anche se poi in macchina senza loro due che cantano le canzoncine mi sento un po' sola!



venerdì 8 giugno 2012

Tanto per rimanere in tema


Mia madre non mi dà mai ragione… io parlo, ma lei non mi ascolta e quando ho finito mi contraddice, anche se diciamo la stessa cosa, così, di default.
Per mia madre tutto ciò che faccio ha poco senso e comunque sostanzialmente lo faccio male: il mio lavoro, il mio matrimonio, il mio ruolo di madre...  è sempre tutto sbagliato, o comunque inferiore a quello che ha combinato la figlia di....
Lei si è laureata (anche io mamma), lei ha una buona professione (mamma, io faccio l’avvocato, non lo spazzino), lei si è sposata (anche io mamma, solo che ho convissuto prima 4 anni e ho avuto la prima figlia prima di sposarmi, rimango quindi una donna senza morale), lei ha la casa vicino la madre (anche io mamma, abitiamo a pochi km di distanza e praticamente da me non ci vieni mai), i suoi figli sono bravi e ubbidienti (anche i miei mamma, di solito ci fanno tutti i complimenti, ma a casa con i familiari più prossimi sono delle pesti, dicono che è normale).
Non so perchè faccia così. Dopo 38 anni ancora non ho capito se è la necessità di imporre la sua superiorità di mamma almeno con me, visto che i due maschi sono lontani e non se la filano non le danno molto ascolto, o se proprio irrimediabilmente sono io che non funziono bene come figlia.
Però ci vogliamo un bene dell'anima.

sabato 2 giugno 2012

giovedì 31 maggio 2012

Palloni e capocciate

Chicco, un anno appena fatto, da un paio di mesi dà le capocciate a terra e alle pareti.
Lo fa se la sorella gli prende un gioco, o se gli diciamo di no a qualcosa, o semplicemente per attirare l'attenzione.
Si avvicina alla parete, o si china a terra, e BUM, assesta una testata bella rumorosa.
Il bello è che non saltiamo subito in piedi a prenderlo, replica l'impresa con intensità in crescendo e temo sempre di arrivare quando ormai se l'è definitivamente fracassata.
Il pediatra dice che è normale, molti bimbi lo fanno, di solito dopo i due anni smettono (DUE ANNI!!!), l'importante è non fargli capire che se fa così raggiunge l'obiettivo.
Certo che i maschi son proprio strani...
Chicca dal canto suo in questo periodo è in pieno delirio calcistico pre europei. D'altro canto da due malati di calcio come noi non potevano aspettarci nulla di diverso, però mi fa ridere vederla con la sua maglietta dell'Italia perennemente addosso, o come ieri sera, che si è addormentata abbracciata al pallone tipo Holly e Benji.
Io: Chicca, la togliamo la casetta dal terrazzo, che occupa troppo posto?
Chicca: noooooooo, mammaaaaaaaaa.
Io: però avresti più spazio per giocare a pallone
Chicca: ok mamma togliamola!

mercoledì 30 maggio 2012

lettera ad un padre che non è mai stato

Caro papà
Ti scrivo questa lettera senza sapere se sei ancora vivo o morto. O meglio so che sei vivo, ma forse dentro di me vorrei che fossi morto, forse perchè così potrei definitivamente seppellirti sotto tonnellate di terra e non pensarti più.
Perchè nonostante tutto, io ancora ti penso, e questo mi fa incazzare da morire, perchè invece tu non mi pensi e già solo per questo i miei pensieri non te li meriteresti, davvero.
Hai mai avuto sensi di colpa, papà? Anche solo per un attimo, anche solo per un secondo, li hai mai avuti?
Magari nel buio, la notte, ripensando a come hai lasciato da sola una donna con tre bambini piccoli, buttandola nel mondo senza salvagente e fregandotene altamente di tutti i suoi sogni infranti.
Certo, mia madre è una rompicoglioni di proporzioni storiche, te ne dò atto, ma te la sei sposata, e di qualcosa dovevi esserti pur innamorato... perchè sì, è una rimpocoglioni da primato, ma è anche una donna che sa darti tutta se stessa, come ha dato a noi in questi anni in cui non ci sei stato tu... perchè certo, se aspettavamo te, stavamo davvero freschi...
Tu che da piccola mi parlavi di libertà e mi mollavi a 13 anni da sola al mare, o in un parco di Roma, senza riferimenti, e io a fine serata in mezzo alla strada da sola ad aspettare che mi venissi a raccattare non appena ti fossi ricordato...
Tu che da piccola mi dicevi che non ti importava che ti odiavo, perchè l'odio in fin dei conti è un sentimento come l'amore, e lo dicevi ridendo, quella stessa risata odiosa che vedo ancora di notte, quando mi sogno di vomitarti addosso tutto quello che penso di te, con quella rabbia e quel veleno che mi fa sussultare e tu invece di implorare perdono, ridi, e mi fai incazzare ancora di più...
Tu che da piccola non ci sei mai stato, come non ci sei stato mai in nessun momento della mia vita...
Tu che hai avuto il coraggio di accusare mia madre di fare figli come i conigli, quando lei almeno si è fermata a tre, e tu invece ne hai fatte altre due...
Io ti odio con tutta me stessa, e odio ancora di più il fatto che ti odio ancora, nonostante il bastardo che sei... perchè in fondo hai ragione, l'odio è come l'amore, è un sentimento, che comunque c'è e fa male.
La mia conquista sarebbe poterti finalmente ignorare, sapere che davvero non sei nulla per me, perchè nulla sei sempre stato, a parte il mio padre biologico... ma dentro di me so che non potrò mai farlo.
Perchè io non ti odio per quello che hai fatto a me... o almeno quello è solo una minuscola parte dell'odio che ho per te.
Perchè alla fine a me è mancato un padre, non tu. Mi è mancata una figura paterna, ma non certo tu... anzi, a volte ringrazio di essere cresciuta senza di te.
Io ti odio e ti odierò sempre per quello che hai fatto a mia madre: bastava essere sincero, bastava dirle che non l'amavi più, che avevi trovato un'altra e che ti volevi rifare la vita con lei.
Bastava mettere le cose in chiaro, andare davanti ad un giudice e stabilire tempi di visita e assegni di mantenimento.
Bastava essere un uomo... quello che non sei mai stato.

PS vabbè, oggi gira così, poi domani passa e si ricomincia daccapo

mercoledì 23 maggio 2012

Ossessione Gotye

Mamma, ma Gotye quando è a casa si pittura? Ma Gotye dove abita? Mamma, possiamo andare a trovare Gotye a casa sua una volta? Dai mamma, possiamo? Ma Gotye e la ragazza si vogliono bene, e poi si sposano?

martedì 22 maggio 2012

Tertium non datur

La notte scorsa ho sognato che ero incinta del terzo figlio, e mi sono svegliata con un senso di angoscia infinita... anche nel sogno ero angosciata e non sapevo come dirlo a Lui, e ai piccoli, ma soprattutto non sapevo come l'avrei affrontata.
Un terzo figlio non possiamo proprio permettercelo: non abbiamo i soldi, la casa è troppo piccola, la gestione, già con due precaria, sarebbe impossibile.
Ma soprattutto, considerando che ai tempi ci avevano detto che non potevano averne nemmeno uno, e che, vista la nostra mappa genetica, era meglio adottarli, i figli, che giocare con la statistica, non possiamo assumerci la responsabilità di rischiare per la terza volta.
La prima volta c'è stata l'incoscienza.
La seconda c'era la luna piena.
Alla terza non avremmo più scuse, e se fosse la volta sbagliata, non ce lo perdoneremmo mai.
Anche perchè, davvero, non so se lo reggerei di nuovo tutto l'iter.
Guardare l'ecografia e non poter nemmeno gioire, far finta di nulla per settimane fino alla villocentesi, stendersi su quel lettino, chiudendo gli occhi e pregare che quel piccolo prelievo dia il responso giusto.
E poi aspettare una settimana a far finta di non vedere il telefono e a sussultare a ogni suo squillo... e sentire quella pausa nella voce dall'altra parte per capire se la notizia è quella buona, anche stavolta...
No, non ce la farei di nuovo... anche se mi sembra che le due gravidanze siano volate e che non mi sia goduta nulla, di nessuna delle due... anche se mi viene la malinconia a pensare che il mio tempo è passato e che non potrò più essere incinta... anche se guardo Chicco e mi sorprendo a pensare con tristezza che è l'ultima volta che vedrò un cucciolo di uomo cominciare a camminare e a parlare... l'ultima volta che qualcuno mi guarderà ancora con quegli occhioni sgranati di chi ancora ti considera il suo unico punto di riferimento.



giovedì 17 maggio 2012

Elenchi

Cose che mi piacerebbe fare:
1. intrattenere rapporti amichevoli con le maestre e le mamme dell'asilo: loro stanno lì ore a parlare, organizzarsi per le uscite, discutere dei bambini, e nonostante i miei sforzi non mi si fila mai nessuno;
2. preparare la cena la sera prima, invece di ridurmi a portare a tavola la sera il solito prosciutto e mozzarella;
3. svegliarmi mezz'ora prima di tutti per gustarmi il caffè seduta mentre mi leggo le notizie (ma forse prima dovrei poter riuscire a dormire una notte consecutiva);
4. yoga, pilates, massaggi, o qualsiasi altra cosa che mi faccia passare la cervicale;
5. cambiare lavoro con uno part time e con impegno intellettuale pari allo zero.

Cose che mi piacerebbe smettere di fare:
1. mangiarmi le pellicine delle mani;
2. deprimermi con pensieri ansiosi e catastrofici;
3. farmi condizionare dalla mia ex capa, attuale socia;
4. preoccuparmi per tutti e tutto;
5. mangiare cioccolato.

venerdì 11 maggio 2012

L'erede

Fino alla notte prima della tua nascita non avevi nome... avevamo passato nove mesi a litigare sul tuo nome, senza trovare mai un accordo.
O meglio, da quando avevamo saputo che eri un maschio. Perchè i maschi nella terra di tuo padre si devono chiamare come i nonni, e a me quel nome non piaceva e sapevo, in cuor mio, che non sarebbe mai piaciuto nemmeno a te.
Volevo darti un nome bello, pieno di significato, che ti appartenesse per sempre e che ti ricordasse, nella tua vita, l'essenza stessa della tua nascita.
Poi la sera dell'11 maggio Lui se ne uscì con quel nome che distrattamente nei mesi avevo preso in cosiderazione solo di sfuggita, e per curiosità andai a vedere il significato: "Dio ti ha ascoltato".
E mi sono ricordata di quella sera in Chiesa, quando con in braccio tua sorella pregavo e mi affidavo a Dio: "sono nelle tue mani, fai tu quello che è più giusto per noi".
... Dio ti ha ascoltato...
... e dopo qualche minuto sono cominciate le contrazioni... e il giorno dopo sei nato tu!

Poi chiaramente l'altro nome te lo sei beccato uguale, ma questa è un'altra storia....

giovedì 12 aprile 2012

L'importanza di chiamare le cose con il loro nome

Lunedì di pasquetta, Villa Borghese, ponte che sovrasta il Muro Torto.
Chicca: voglio fare l'altalena! (in modalità loop continuo)
IO: boh, mica mi ricordo se ci sono a villa borghese, chiediamo al tizio del chiosco
Scusi, per caso sa se ci sono qui intorno le giostre con l'altalena?
Tizio del chiosco, extracomunitario, con aria circospetta: shhh, è presto, devi aspettare...
IO: ??? le giostre con l'altalena? aspettare che?! qui intorno, ci sono?
Tizio del chiosco: devi aspettare, fra poco, quando è buio...
IO: ma le giostre, per bambini, con l'altalena, vedi i bambini, ne ho due, e uno è sul passeggino qua davanti a me!
Tizio delle giostre: ahhh, boh, no sapere io, boh!

martedì 10 gennaio 2012

Home sweet home

.. dunque, arrivo a casa ore 19,45, pigiamazione Chicco e Chicca e preparazione cena bimbi, ore 20,00 cena dei bimbi, in contemporanea preparazione cena dei grandi, ore 20,30 cena dei grandi allegramente intervallata da "mamma devo fare la cacca", "mamma ho sete", "mamma mi prendi in braccio e mi fai mangiare la tua frittata", "ahhhhhhhhhhhhh (urla varie di Chicco)", ore 21,00 nanna Chicco, ore 21,15 lavaggio piatti e cucina, ore 21,30 nanna fra, ore 21,45 inizio stiro, ore 24,00 fine stiro (per manifesta incapacità a tenere ancora in mano il ferro, perchè di panni ce n'erano ancora!), ore 24,30 letto, 01.00 - 6.00 dormiveglia variamente animato da "mamma devo fare la pipì", "mamma ho sete", "mamma posso venire nel lettone" "ahhhhhhh (urla varie di Chicco).
... e oggi dovrei anche lavorare!